La Serenissima

Puoi perdertici. Anzi. Lo devi fare. Il bello è poi ritrovarsi, ritrovare il punto di partenza. E ricominciare.

Venezia.

2002. Era agosto. Decisi che mi serviva assolutamente una vacanza in solitaria. Sola. Quell’anno fu uno dei più dolorosi: pensavo di perdere per sempre mia madre ed andai a picco. Mi meritavo di riprendermi a modo mio. Mi armai di macchina fotografica, zaino e partii. Lucca-Venezia. Biglietto sola andata: 14, 30 euro (trovai un’offertona, in compenso facevo 3 o 4 cambi…).

Ero già stata lì, ma niente è paragonabile alla sensazione che si ha quando si è liberi di godersi i dettagli che solo tu riesci a vedere, senza pensare a nient’altro. Non dovevo visitare la città, la conoscevo. Non dovevo per forza fare quelle cose che i turisti fanno quando si avventano come fiere sulla vittima di turno. Dovevo solo arrivare in punta di piedi, presentarmi, e fare la sua conoscenza. Volevo il suo permesso, però. E fu quando arrivai che scoprii come fare. Un cameriere veneziano a cui avevo chiesto un’informazione mi disse:”A Venezia ti ci devi perdere. Non servono itinerari. Fidati di lei”.

Decisi che avrei fatto così. E a distanza di anni continuo a ringraziare quel cameriere. C’è una magia inspiegabile in ciò che riesce a darti Venezia. Mi sono sentita accolta e consolata. Capìta. La calli strette e i canali affollati. I gondolieri, la sera, che ti salutano, e a te ti viene da piangere perché neanche nei film è così bello. Seduta sul bordo di un canale, gambe penzoloni giù, e come fanno i bambini scalciare prima la destra, poi la sinistra, come a scacciare a suon di pedate i pensieri più fastidiosi, riducendoli a un gioco…e intanto, guardando l’acqua,  incantarsi sui riflessi delle poche luci che a malapena riescono ad illuminare la via del ritorno. E non avere paura. E sentirsi leggeri e liberi.

Era così caldo, il pomeriggio. Il sole a picco sulla pietra e l’illusione del mondo alla rovescia fatto di sfumature e sfuggevole. I colori che mai a caso vengono distribuiti da uno scorcio a un altro, e la voglia di avere fogli e carta e pennelli e mettersi a disegnare, come quegli artisti di strada che tanto vorrei mi insegnassero come si dipinge davvero, come si guarda davvero, e qual è l’angolo di proiezione che appartiene solo a me. 

E maschere su maschere, e il pensiero fisso che prima o poi anche la tua sarà così bella e indistruttibile, un giorno.

Fotografai qualsiasi angolo mi comunicasse qualcosa, e in pochi giorni usai non so quanti rullini da 36, in bianco e nero (rigorosamente).  Posto qui 2 scatti, per vezzo personale. La terza, dove ci sono io, me l’ha scattata una coppia che trovai armata di cavalletto  su un ponte. In realtà non so com’è che è andata, ma è venuto uno strano effetto “acido”. Me ne scattarono 3, questa è la migliore…alla faccia del cavalletto. Però è particolare. Gli errori a volte portano a qualcoso di buono…be’, in effetti è su di essi che alla fin fine si basa l’evoluzione.

5 thoughts on “La Serenissima

  1. unspokenwords1974 scrive:

    Hai descritto la città in un modo che meglio non avresti potuto fare. Sono originario di qui e ora, qust’anno dopo anni ci sono tornato. Sono stato a Venezia milioni di volte e ogni volta é una magia. Complimenti, buona giornata

  2. Dea Silenziosa scrive:

    Innanzitutto: sai fotografare benissimo!!!
    Poi, ho ripercorso un poco la mia visita a Venezia, ma ero adolescente, e se ci tornassi non potrei dire, ahimé, che la conosco…
    Son d’accordo col cameriere.. detesto tutto quel che è troppo organizzato, pianificato..mi fa star male. Non mi fa godere delle cose luoghi situazioni, mi mette angoscia….
    Spero di tornare a Venezia e vederla così, perdendomici senza tabelle di marcia fisse: sperando che chi sarà con me sia d’accordo.
    Infine, questo post m’ha fatto pensare a un film, Tempo d’estate, con K. Hepburn: è una donna americana sola che fa una vacanza a Venezia.. all’inizio tutta presa da itinerari preparati, poi anche lei si perde… Molto bello

  3. cioccolove scrive:

    @ unspoken words: pochi giorni fa ho messo un post intitolato “Privilegi”. Un privilegio è sicuramente quello di poter andare a Venezia “milioni di volte”. O a Firenze, o a Roma, non importa. Siamo dei privilegiati, noi italiani.
    Grazie mille dei complimenti!!!

    @ dea silenziosa: grazie! Queste foto piacciono particolarmente anche a me, ma ti assicuro che non sono così brava. Qui c’è lo zampino del fattore c..o.
    Non ho ancora visto quel film di cui mi accennavi, ma rimedierò. Io, al contrario di te, sul cinema sono un po’ terra terra…

    • unspokenwords1974 scrive:

      Sono tornato a Venezia, la mia città, dopo aver trascorso gli ultimi dieci anni della mia vita, non a caso, a Roma🙂

      • cioccolove scrive:

        Meraviglia delle meraviglie! Ci sono stata un paio di volte, ed è sicuramente degna di essere definita ” magica”.
        Ma Venezia…

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