Figghy

Quando me ne sono venuta via da Mosca, l’ho fatto prendendo la valigia e cercando di non voltarmi indietro. Lasciavo marito, casa e città.

Chiudendo la porta di casa per l’ultima volta  ho sentito uno strappo.

L’ultima cosa che ho fatto prima di girare la chiave nella serratura è stato sorridere a Figghy, la mia gattina. Avevo fatto di tutto per cercare di portarla via con me: microchip, vaccini, controvaccini, passaporto con foto…Ma in Russia non è così semplice. Servono fogli su fogli per far uscire gli animaletti domestici dal paese, e io avrei dovuto farle un certificato impossibile 3 giorni prima della mia partenza. Ovviamente non ce l’ho fatta. Figuriamoci: avrei dovuto chiedere aiuto ad A, ed era l’ultima cosa che avrei voluto fare. In più non c’era materialmente tempo.

Non passa giorno che non la pensi. Mi manca tantissimo con quelle sue facce buffe da sfavatto (gatto sfavato), le sue gobbe e il modo che aveva di chiedermi le coccole. Solo io potevo fargliele. Di me si fidava al 100%. Effettivamente, fui proprio io che quella mattina di Marzo la andai a prendere dall’altra parte della città, al “mercato degli animali” , ptichiy rynok (andando contro A, che non voleva animali con tutte le sue forze). Ricordo ancora quella sua testolina nera terrorizzata che spuntava dalla mia borsetta durante il viaggio in metro, e che con tutta la forza che aveva in quel suo corpicino gridava “tiratemi fuori di quiiiiiiii!!!”. Era piccolissima, aveva sì e no un mese e (forse) mezzo. Ricordo quasi con orgoglio la prima pipì nella lettiera (fui fortunata, già dalla seconda si era abituata) e con tenerezza torno a tutte le volte che le ho preparato pesce vero, buono e selezionatissimo al posto delle solite scatolette tristi. E poi c’erano le nostre colazioni alla luce grigia di un cielo intossicato che cercava di entrare dalla finestra, timidamente. Ci guardavamo come una vecchia coppia abituata ai lineamenti dell’altro. Ci guardavamo negli occhi e mi facevano ridere i suoi baffi al riflesso della luce, così neri e lucidi. Donna baffuta… Ci guardavamo negli occhi e basta. Mi mancano quei miagolii da “checca”, come le dicevo sempre, e mi mancano tutte le volte che la mattina veniva a sollecitare il mio risveglio, ma solo dopo che avevo aperto gli occhi. E quanto era noiosa quando voleva giocare con quelle cartine delle caramelle! Ne andava pazza: io le arrotolavo, gliele tiravo, e lei le andava a riprendere. E le riportava. E si ricominciava. Avrebbe potuto andare avanti per ore, lei. IO NO!

Ed ora non c’è più. Ed ora lei è a Mosca, e non la rivedrò più, perché A. non me la vuole mandare. E poi chissà paura che avrebbe, in aereo da sola…

3 thoughts on “Figghy

  1. Dea Silenziosa scrive:

    Che cosa da impazzire… e poi.. A., dici che non la voleva, non voleva animali, e poi non te la manda per dispetto. Almeno pensi che la tratterà bene? Mi spiace…😦

  2. cioccolove scrive:

    L’ha spedita a casa della sua mamma. Almeno là c’è un’altra gattona e spero si faranno compagnia…sigh…

  3. Dea Silenziosa scrive:

    meno male… Però..sigh

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