Cipressi e Ricordi

L’altro giorno ero al funerale della nonna di F.

Avrei voluto avere altre 10 braccia per stringerlo e abbracciarlo come si dovrebbe stringere e abbracciare chi ami quando questi perde una persona così cara, che continuerà ad esistere solo nel ricordo .

Tanta gente, tante persone amiche, parenti, gente…

Poi ti volti, e sei all’ombra de’ cipressi, e lo sguardo si posa sulla toscana, così consolante e compassionevole. E forse è lì che, paradossalmente, ti senti più solo con te stesso. Qualcosa dentro si scioglie. la morte di Qualcuno diventa la sorgente da cui cominciano a scorrere fiumi di ricordi in cui la corrente diventa così forte, troppo forte, e non esistono appigli. Non riesci a fermarti, e vai sempre più a valle, sempre più veloce…

Alzi lo sguardo. C’è il sole.

Entriamo in chiesa, e non riesco a controllare le lacrime. Dopo poco esco.

Vado a sedermi su un gradino fuori, a pochi passi dalla chiesa. C’è il sole, lo stesso sole di prima, e istantaneamente mi sovviene un ricordo di un meriggiare pallido e assorto. Assurdo come nei momenti più impensati si associno suoni ad immagini a frasi a poesie ed è lì che ti accorgi che il tue essere umano è così diverso da te.

C’è un’ombra. Mi accorgo che sono all’ombra di una croce. E mi chiedo:”Perché sto meglio?”.

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